Come genitori, figli, parenti o amici non siamo preparati ad affrontare la perdita dei nostri cari. Una delle ragioni per cui ciò si rivela particolarmente difficile è perché non siamo in realtà abituati a parlare di morte e ad accettarne il destino. Il solo fatto di nominare la parola “morte”ci spaventa e ingenera in noi un senso di rifiuto.
Quando si vive l' esperienza della morte di una persona molto vicina a noi, si sente un grande dolore, si avvertono sentimenti di disperazione, impotenza ecc. Questa alterazione delle nostre emozioni, causata dalla morte di una persona a noi vicina ed importante per la nostra vita, si definisce “lutto”.
Vivere il lutto è un' esperienza molto personale e non significa: “dimenticare …” oppure “non amare più …” , né tanto meno negare il dolore oppure i ricordi.
Superare il lutto significa giungere ad una riorganizzazione graduale delle nostre abitudini di vita, trovando ragioni e motivazioni per andare avanti. Però per arrivare a queste punto si deve passare per una serie di tappe che non tutte le persone vivono allo stesso modo. C'è chi le vive in sequenza, o regredisce, oppure ne omette qualcuna.
Normalmente, la prima reazione alla notizia della morte di una persona a noi vicina è l' incredulità e la negazione , cioè si pensa che vivere quella situazione sarà impossibile.
Ma, affinché la ferita possa guarire, dovrà far male, e ciò avviene quando si comincia a credere che le cose che stano succedendo sono verità, e affiorano allora emozioni di dolore e rabbia o sensi di colpa . Si può manifestare insonnia o inappetenza.
Dopo un certo periodo, infine, viene normalmente la fase di accettazione e adattamento , in cui si comincia a comprendere che quella situazione di assenza non si può cambiare, e che si deve andare avanti abituandosi ad una nuova realtà, costruendo il futuro a partire da nuovi sogni.
Alcune persone pensano che il solo fatto di lasciar passare del tempo possa guarire le ferite e il dolore che sentiamo quando perdiamo qualcuno dei nostri cari; ma il tempo da solo non risolve nulla . E' il modo in cui ciascuno di noi reagisce all'evento luttuoso a facilitare il processo di guarigione: ciò può avvenire solo se ci permettiamo di sentire e di esprimere il nostro dolore.
E' importante cercare di ritrovare motivi per sorridere di nuovo, dedicandosi ad attività che piacciono, trascorrendo del tempo in compagnia di persone disposte ad ascoltarci, ecc… ritrovando insomma momenti di felicità. Però se si sente che il dolore è troppo grande, che la situazione sembra sfuggire di mano, e che non si riesce a continuare a svolgere le attività di sempre, dopo tanti mesi dalla morte della persona, allora sarà opportuno cercare l' aiuto di un professionista della salute mentale (psicologo, psichiatra), o del proprio medico curante oppure della comunità religiosa di appartenenza.