Utilizzare e praticare la “conferma”

 

Uno dei compiti più delicati di un buon comunicatore è quello di “confermare” l'altro nella sua unicità di individuo e nelle sue potenzialità migliori. Gli altri sono diversi da noi in quanto a modi di sentire e di pensare ed è necessario che vengano riconosciuti come tali.

Il bisogno di riconoscimento è molto forte in ciascun essere umano. In realtà si tratta di un'esigenza spesso e volentieri calpestata nelle relazioni interpersonali o camuffata da buone intenzioni. Se però ci sta a cuore creare delle relazioni davvero positive con gli altri è necessario che:

•  Riconosciamo e confermiamo gli altri nel loro modo unico di sentire e di vedere le cose, piuttosto che nel modo in cui noi vorremmo che fossero.

•  Riconosciamo gli altri nella loro specifica individualità, senza confrontarli con altri o con altri modelli di riferimento.

•  Accettiamo ciò che l'altro sente senza negarlo . Se ad esempio un bambino dice alla mamma “ Mamma, mi fa male il piede ” e la madre risponde “ Non ti preoccupare, non è niente di grave ”, è molto probabile che il bambino non si senta compreso.

Nessun vissuto soggettivo è contestabile di per sé. Può essere che noi lo consideriamo esagerato, inadeguato o incongruo rispetto ad una certa situazione, ma questo è solo il nostro punto di vista. Infine, per poter “confermare” l'altro nella sua unicità e nelle sue potenzialità migliori bisogna che superiamo un grande ostacolo interiore: i nostri rancori, risentimenti e conflitti interiori che ci impediscono di esprimere sugli altri delle valutazioni lucide.

Naturalmente, quando dico “riconoscere” gli altri non voglio dire “approvare”. Si tratta di una distinzione sottile ma profonda.

Riconoscere non significa giustificare il modo di sentire o di operare altrui, ma solo vedere le cose da un altro punto di vista. Questo non significa rinunciare alla nostra autonomia di giudizio e di operato.

 

Giuseppe Falco

 

 

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