Ogni relazione, in quanto terreno in cui si mettono inevitabilmente in gioco le differenze tra due individualità, comporta prima o poi dei problemi.
Il modo in cui queste divergenze vengono generalmente affrontate consiste nel trovare un “capro espiatorio”. Le frasi più ricorrenti che si sentono in questi casi sono “ Sei tu il colpevole! ” “ No, sei stato tu. La colpa è tutta tua”. Rimproverare o colpevolizzare non solo contribuiscono a intaccare la stima e la fiducia reciproche, ma non contribuiscono assolutamente a risolvere i problemi che sono sorti.
E' ovvio che si tratta di strategie poco creative e poco funzionali. Eppure, stranamente, sono le più utilizzate. Si tratta di “programmi” mentali che scattano come in automatico ogni volta che affiorano problemi e difficoltà.
Queste strategie ci sono talmente connaturate che tendiamo (falsamente) a considerarle delle risposte “naturali” e “spontanee”. In realtà, come abbiamo dimostrato in diversi altri articoli ed in tutti i nostri libri, audio e video-corsi, c'è ben poco di naturale e spontaneo nel nostro modo di comunicare e di relazionarci agli altri .
Si tratta di risposte apprese, forse attraverso l'esempio di figure per noi significative durante l'infanzia. Il nostro compito sta allora nel dis-imparare a comunicare in questo modo, nel ri-programmare le nostre reazioni alle situazioni relazionali tese e difficili ed apprendere nuovi modi di stare insieme e di comunicare.
Per poter ottenere questo obiettivo è opportuno cambiare il nostro modo di affrontare i problemi. Il cambiamento di visuale di cui sto per parlare rappresenta l'unico modo di gestire i problemi relazionali in modo costruttivo.
Vediamo un po'…
Il suggerimento che do è il seguente: considerare ogni problema come il risultato collettivo del rapporto e non come qualcosa che dipende da un singolo individuo.
Non ha senso perdere tempo a cercare i colpevoli. Meglio lavorare insieme per affrontare costruttivamente le inevitabili divergenze, con la consapevolezza che queste ultime sono il prodotto della relazione e non sono attribuibili quasi mai al singolo.
Giuseppe Falco